Titolo: La lista degli stronzi
Titolo in lingua: The F*ck-it List
Autore: John Niven
Editore: Einaudi - 2021
Prezzo: cartaceo 12,00 €, ebook 7,99 €
Io adoro i libri di John Niven, questo è già il terzo che leggo dopo "A volte ritorno" (fra i miei preferiti) e "Le solite sospette" con cui ho riso dall'inizio alla fine
Questo libro, "La lista degli stronzi" me lo aspettavo sugli stessi toni, che ho ritrovato, ma con una sfumatura decisamente più cinica e arrabbiata. Mi è piaciuto? Certo. Fa riflettere? Ovvio.
Trama: Siamo nel 2026, Trump non può più candidarsi dopo due mandati e allora sulla sedia del Presidente degli USA troviamo la figlia Ivanka. L'America è diventata un paese per gli xenofobi omofobi. Gli stranieri hanno pochi se non zero diritti, la lotta per la parità di genere e sessuale è andata a quel paese e il paese vive in un mondo di censura dove la polizia comanda con il pugno duro.
Frank Brill, ex-giornalista, dopo aver perso moglie e figli scopre di avere un cancro terminale che lo lascia con qualche mese di vita. Anziché piangersi addosso, prende il cancro come una delle più belle notizie che poteva ricevere: finalmente ha perso veramente tutto e può concentrarsi sulla sua lista di 5 persone da uccidere.
L'America descritta da John Niven può risultare esagerata, ma io la trovo molto realistica. Spero non si arrivi mai a tali livelli, ma diciamo che purtroppo non la trovo una realtà impossibile e che possa esistere solo in un libro.
- Che omaccioni. Sempre con le pistole sul tavolo, a mettere paura alla gente.
Il tizio con il pizzetto fece per chinarsi su Frank. Uno degli altri lo afferrò per un braccio. - Lascia perdere 'sto stronzo, Al, - disse.
- E tu invece non giri armato come un bravo americano? - disse Pizzetto.
- TRUMP! - gli gridò l'altro in faccia. - TRUMP! Non ti piace? Allora levati dal cazzo.
TRUMP! TRUMP! Non facevi che sentire quella parola, ormai, ininterrottamente, per la strada, nei bar, nelle discussioni. Poco importava che non fosse presidente da più di due anni. Fungeva da pura e semplice asserzione riguardo a tutto ciò in cui credevano. Un vangelo fatto di una sola parola. Un marchio.
Frank è un uomo che ha avuto poca se non zero fortuna nella vita. Sposato tre volte, perde l'ultima moglie e il figlio in una sparatoria nella scuola del figlio, dove la moglie lavorava. La figlia più grande avuta da un matrimonio precedente, muore per la complicazione di un aborto illegale (dato che in questa America l'aborto è stato reso illegale in tutti gli stati). L'ex moglie muore per cirrosi epatica e dulcis in fundo il suo migliore amico si suicida. Quindi possiamo immaginare che quando scopre di avere un cancro che lo ucciderà in pochi mesi gli viene quasi da ridere. E allora decide che è ora per concentrarsi sulla sua Lista e metterla in pratica.
La Lista. Com'era iniziata?
Tre anni prima, dopo quello che era successo ad Olivia.
[...]
Da due nomi era passata a tre e poi a quattro, fino ad arrivare, dopo lunghi calcoli e ponderose riflessioni, a cinque.
Cinque nomi, Un insieme privato e politico, per quanto anche il politico restasse pur sempre molto privato.
Frank ci porta con sé mentre mette in atto il suo piano e ci mostra questa America autodistruttiva. Frank è un democratico, era giornalista in un piccolo giornale quando la libertà di stampa era ancora protetta. Quindi vediamo il suo punto di vista mentre viene in contatto con questa distopia.
A John Niven però piace spesso introdurre personaggi che sono l'esatto opposto dei protagonisti, come l'agente Chops. Lo incontriamo sulla scena del primo delitto.
Frank uccide il pedofilo Hauser, il suo ex professore di ginnastica del liceo che all'epoca aveva approfittato del migliore amico di Frank. Amico che anni dopo si è suicidato.
Capiamo subito che Chops è quello che io definirei come "un gran pezzo di merda", amico segreto della vittima:
C'era stata un'epoca in cui era possibile prendere di petto tutta quella merda, ai tempi in cui potevi darci dentro sul serio con il manganello e il calcio della pistola e i cazzotti[...]
C'era stato un momento in cui sembrava che le vecchie maniere potessero fare ritorno, quando il grand'uomo era finito nello Studio Ovale, ma adesso? C'era la figlia. Cazzo, pure quella era una mezza liberal, no? Non ci si poteva fidare di lei. Sempre a rompere i coglioni sui diritti delle donne e minchiate del genere.
[...]
Chops provava due emozioni distinte. C'era la rabbia, ovvio. La voglia di vendicare il suo vecchio amico. Ma c'era anche, e probabilmente in quel momento stava avendo la meglio, paura. Paura che chiunque avesse ucciso Hauser l'avesse fatto per i suoi... interessi. Interessi che si sovrapponevano a quelli di Chops.
Chops capisce molto in fretta di chi si tratti, ma non riesce a capire subito il contenuto della lista, non fino alla fine. I due punti di vista sono in estremo contrasto fra loro e devo dire che Niven ha fatto un ottimo lavoro nel farmi odiare questo poliziotto.
La Lista comprende due persone private, e tre pubbliche. La quinta è niente popò di meno che Donald Trump.
I piani che Frank mette in atto sono fatti usando questo sistema americano corrotto per cui avere un'arma è più facile che fare una foto. Letteralmente. Andare in giro con un'arma, tenersela sempre addosso e non ricevere sguardi strani o domande è diventata la norma. Quindi vedere un nonnino con un pistolone non fa battere ciglio a nessuno e Frank ne approfitta.
Non sto a raccontare tutto che non c'ho voglia.
Una cosa che mi ha sconvolta è stato scoprire una scelta politica di Frank che non mi aspettavo per niente da lui. Non so se lo definirei un colpo di scena, ma sicuro è stato un colpo ben riuscito:
Chiuse gli occhi e si rivide nella cabine elettorale quel giorno di novembre, dieci anni prima, a votare per Trump.
Per cui non aveva paura di morire. Gli sembrava di meritarselo.
[...]
Non era arrivato a questa conclusione con facilità, o a cuor leggero, c'erano voluti l'omicidio di sua moglie di suo figlio e la morte di sua figlia per farcelo arrivare, ma alla fine c'era arrivato.
E questo colpo di scena mi ha fatto pensare a tutte quelle persone che vanno a votare X per "ripicca" come segno di "protesta" o "ribellione". Mi ha fatto pensare a tutte quelle persone nel Regno Unito che hanno votato per il Brexit per protesta pensando che non sarebbe successo davvero. Tutte quelle persone che si dimenticano che al conteggio dei voti nessuno può vedere quanti voti sono stati messi per "protesta/ribellione/ripicca". Diventano voti e basta, e fanno la maggioranza.
Un'altra cosa che mi è piaciuta è stato rendere Frank un alcolista che ha smesso di bere. Non ha frequentato gli Alcolisti Anonimi, ma resiste aggrappandosi ad un giochino del figlio: un pinguino di plastica. Ogni volta che affronta qualcosa di difficile o si dice "Massì, bevo! Chissenefrega tanto morirò fra poco", stringe fra le dita questo pinguino e riesce a stare lontano dalla bottiglia. L'ho trovato interessante e realistico.
Penso che questo sia uno di quei libri da leggere almeno una volta. A parer mio è scritto bene, esagerato - ma ho trovato tutti i libri di Niven che ho letto finora esagerati, per questo mi piacciono - ma che fa riflettere. Perché se questa America fatta di pistole, sangue e odio per il diverso sembra un'assurdità, non dimentichiamoci che decine di anni fa a casa nostra era la quotidianità. Come si dice, la storia si ripete e allora non facciamo gli scemi dimenticandocela.
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